216 pp.
22,00 euro
ISBN 979-12-82436-07-6
“Non nego di essere stata molto in dubbio riguardo all’opportunità di presentare queste pagine di mio padre che, in molti articoli riguardanti il periodo del dissenso cattolico nella Chiesa post-conciliare, viene indicato semplicemente come ‘il caso di Lecce’ o ‘il caso di don Mazzotta’. Sono stata in dubbio perché queste ‘memorie’, nell’intento iniziale, furono concepite per sottoporre ad analisi l’efficacia della sua azione, della sua traiettoria di uomo, padre, insegnante, persona impegnata nella società civile. È questa esigenza a innescare la scrittura e la contestuale ricerca di quel passato che lo ha portato a scoprire mezze verità, falsi palesi e, su tutte, la cancellazione della sua persona in relazione a sedi, istituzioni, fatti: quella che lui stesso definisce damnatio memoriae. Da quel momento, il suo raccontare intimo è divenuto ‘memoria’ vera e propria. Memoria come espressione di un bisogno: ricollocare il proprio ‘sé’ nell’alveo di una determinata situazione storica, raccontare la propria vicenda non diversa da quella di decine di altri preti che, come lui, hanno creduto nella possibilità del Concilio Vaticano II di aprire e rinnovare la Chiesa e il rapporto di essa con la comunità”..
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