Chi siamo

In un momento in cui il mercato del libro è orientato verso una produzione massiva ma troppo spesso povera di contenuti, Nova Delphi opta per un progetto culturale che vuole essere anche un progetto politico: proporre testi in grado di strutturare resistenze al pensiero dominante. Un percorso articolato che ci ha portato a ricercare voci nuove del pensiero critico come l'intellettuale uruguaiano Raúl Zibechi (Territori in resistenza) e a presentare per la prima volta al pubblico italiano i reportage di John Reed (Red America) e Jack London (Corrispondenze di guerra e Lotta di classe), affiancati idealmente a due libri imprescindibili per gli amanti della narrativa nordamericana: Il risveglio della creola Kate Chopin e l'indimenticabile Rip Van Winkle di Washington Irving. Come dimenticare poi le lettere dalla prigionia di Sacco e Vanzetti (Non piangete la mia morte e Altri dovrebbero aver paura) e il fondamentale volume di Paul Avrich (Ribelli in paradiso) sulla loro vicenda? Ci spostiamo in America latina con Leopoldo Lugones (Racconti fatali) e Horacio Quiroga (Anaconda e Miss Dorothy Phillips, mia sposa), ma anche con il "primo poliziesco argentino" che alcuni critici hanno attribuito a Jorge Luis Borges (L'enigma di calle Arcos). Vi ricordiamo, inoltre, il piccolo grande successo della coppia Angelucci-Tarquini, autori dell'unica biografia italiana del presidente uruguaiano Pepe Mujica (Il presidente impossibile). E poi Goliarda Sapienza, Pier Paolo Pasolini e le nostre imperdibili raccolte di ghost stories Gli inquilini del piano di sopra, Fantasmagoriana e La notte di Villa Diodat. L'ultimo arrivato? Tinissima di Elena Poniatowska, il racconto ineguagliabile della vita di Tina Modotti. Un'offerta articolata su sette collane, libri curati in ogni dettaglio e arricchiti dai contributi di importanti studiosi e di celebri scrittori come Eduardo Galeano, Melania Mazzucco, Erri De Luca, Walter Siti, Luciana Castellina, Juan Gelman, Ascanio Celestini, Andrea Camilleri, Valerio Evangelisti, Fulvio Ervas, Paloma Amado e tanti altri, che concorrono a fare della nostra impresa culturale quella che ci piace definire una piccola fabbrica delle idee.



Le ragioni di un simbolo

La figura della Sfinge deve la sua celebrità al mito di Edipo. Nell’ambito della storia leggendaria, questo mostro alato in forma di leonessa ma col volto di donna, era insediato su un’altura nelle vicinanze di Tebe e proponeva ai passanti un enigma che recitava più o meno così: “C’è sulla terra un animale che può avere quattro, due o anche tre gambe ed è sempre chiamato con lo stesso nome?” Si tratta dell’uomo, naturalmente, che nell’infanzia va carponi e in vecchiaia usa il bastone.
Se i malcapitati non rispondevano esattamente, il mostro li divorava; soltanto Edipo risolse l’enigma e la Sfinge, come una sirena che non incanta più, si gettò da una rupe per porre fine alla propria esistenza. Così Edipo, che aveva riconosciuto l’uomo e quindi il suo vero ego, venne proclamato salvatore di Tebe.
Oggi l’immagine della Sfinge è ancora lì, impressa sui nostri volumi, che ci interroga con il suo antico quesito e cerca di risvegliare i nostri animi impigriti. Impigriti, certo, ma sempre e instancabilmente desiderosi di conoscenza.

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