Scritte nel 1939, quasi in coincidenza con la catastrofe mondiale scatenata da Adolf Hitler, le tre parti che compongono questo testo vertono, in ultima istanza, su quale sia “la natura del potere”. Weil si richiama al pensiero del giurista G. Scelle, il quale aveva messo in luce come l’idea stessa di nazione sovrana fosse incompatibile con quella di ordine internazionale. Per la filosofa la sovranità di ogni nazione dipende dal potere incondizionato esercitato sui propri cittadini. Ne discende che ogni azione di politica internazionale che miri a colpire una nazione “pericolosa”, finendo per ritorcersi su tutti i suoi membri, assume, inevitabilmente, la forma della guerra, della minaccia della guerra o di una ritorsione economica che conduce alla guerra. In sostanza, la guerra – ieri come oggi – appare inevitabile fin quando l’ordine geopolitico internazionale sarà costituito da Stati, ognuno dei quali, in quanto sovrano, tende, inevitabilmente, ad accrescersi, tanto all’interno quanto all’esterno, costituendosi così, in potenza, come “conquistatore e dittatoriale” e divenendolo, di fatto, nel momento in cui “crede di averne la forza”
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